Slightly Out of Focus

Per comprendere cosa sia una passione, l’unico modo è conoscere un uomo appassionato. Tra le tante (oltre ad una grande dedizione per l’informatica) ho una passione immensa per la fotografia e leggendo il libro autobiografico di Rober Capa, “Leggermente fuori fuoco” credo di essermi trovato di fronte al fotografo più appassionato e innamorato che sia mai esistito.

Il libro “Slightly Out of Focus, Henry Holt and Co., New York, 1947” è una cronaca di Robert Capa sulla sua partecipazione come fotoreporter durante il secondo conflitto mondiale. Robert si sveglia una mattina a New York e ha sul suo tavolo due buste: la prima è una lettera del governo americano che, essendo lui ungherese e quindi un potenziale nemico, lo invita a non abbandonare gli Stati Uniti, la seconda è del suo editore, contiene un assegno e lo invita a partire il giorno successivo per il fronte di guerra Europeo con l’esercito.

Capa ovviamente parte con l’esercito, il racconto descriverà le sue avventure e i suoi scatti su tre diversi fronti del conflitto. Le sue avventure sembrano più un romanzo che una biografia. Passerà dalle missioni in Nord Africa allo sbarco in Normandia, vivendo in prima persona anche l’arrivo degli alleati nel nostro paese.

Le foto che documentano il racconto sono grandiose. Tutte in prima linea come quelle scattate ad Omaha Beach, nessuna però mostrerà mai l’orrore della guerra. Noi siamo abituati nelle nostre tv a vedere sangue ovunque e bambini mutilati. Nelle sue foto non troverete niente di tutto questo, se le si scorre sembrano raccolte in tempo di pace, perchè, per Capa, nella guerra è intrinseco un orrore che non c’è bisogno di mostrare. Capa fotografa il resto, pur avendo visto tutto.

L’attimo contro la tecnica

Il titolo del libro descrive perfettamente il suo modo di fare foto, che cerca di raccontare in maniera perfetta, cogliendo un attimo, uno sguardo, un pensiero, senza ripiegarsi sul gesto puramente tecnico della foto. E quindi molte sue foto sono davvero leggermente fuori fuoco. Per noi fotografi del XXI secolo è molto facile mettere a fuoco, ma pensate a Capa, con la sua macchina a telemetro, con fuoco manuale, accucciato dietro una trincea di sabbia con una mitragliatrice tedesca che spazza via tutto…

Il libro è una novità assoluta per i reportage di guerra, racconta di lui, dei suoi incontri, della sua personalità inquieta che travolge tutto e tutti.
Una citazione dall’introduzione descrive meglio di mille parole il libro e il suo autore:

Above all – and this is what shows in his pictures – Capa, who has spent so much energy on investigation for his own person, has deep, human sympathy for men and women trapped in reality.

Quindi?!

Nella vita e sul nostro lavoro ci troviamo spesso di fronte alle due lettere di Capa, nella nostra factory questo accade tutti i giorni. I progetti diventano grandi progetti quando si fanno scelte come quelle di Robert e solo se ci si butta dentro, con tutta la passione e il desiderio che ci ha portati a fare questo lavoro.

Tornando alla fotografia, ieri rientravo dall’ufficio e vedo in lontananza una coda di auto, si era creata per un insolito motivo… cosa faccio, svolto verso la tangenziale prima di imbottigliarmi, oppure mi tuffo nella coda e scatto col telefonino tre foto per raccontare alle mie bambine che un gregge di pecore ha invaso la statale?